Religione

Marito, padre, nonno, vedovo e ora prete. La buonissima novella di don Nicola

Dapprima all’altare c’era andato per onorare la storia millenaria di questo pianeta, uomo, donna, matrimonio, figli. Dopodiché ci aveva visto salire i suoi figli, Francesca e Davide, e dopo ancora i figli dei suoi figli, perché si sa che ogni matrimonio quasi sempre si porta dietro un battesimo (in questo caso sei). Quello che non si immaginava, almeno in quei 43 anni vissuti indissolubilmente da marito, padre e poi nonno, era che un giorno su un altare ci sarebbe salito da prete – prete a dir messa, spezzare il pane e dare la comunione ad amici e familiari. E che la sua storia avrebbe fatto il giro d’Italia.  

UN ESEMPIO PER I PRETI SPOSATI? «SCIOCCHEZZA»

«Intanto io non sono di Catanzaro ma di Guardavalle, che è in provincia di Catanzaro ma non è Catanzaro, lo scriva. E inoltre non ho fatto 43 anni di percorso vocazionale, ho fatto un cammino di fede. Che dopo la morte di mia moglie ha ridestato in me la chiamata ricevuta quando ero piccolo». Da giorni il telefono di don Nicola Pecetta è preso d’assalto dai giornalisti. E si capi...

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È morto Jean Vanier. «Essere cristiani significa essere eccessivi e un po’ pazzi»

Jean Vanier poteva diventare un alto ufficiale della Marina canadese. Oppure un brillante docente di Filosofia all’università di Toronto. Invece ha deciso di dedicare la sua vita ai malati mentali, fondando nel 1964 L’arca a Trosly, in Francia, una comunità di accoglienza per persone con disabilità. Vanier è morto stanotte a 90 anni, lasciando 154 comunità dell’Arca nate in 38 paesi dei cinque continenti e un’organizzazione, Fede e luce, che riunisce ogni mese decine di migliaia di persone con handicap, le loro famiglie e i loro amici in 83 paesi in tutto il mondo.

«ESSERE ECCESSIVI E UN PO’ PAZZI»

Vanier non era appena un “buon samaritano” dei nostri tempi, un uomo interessato a «fare piccole belle cose per i più piccoli»: voleva «seguire Gesù» ed essere «eccessivo», a costo di sembrare «un po’ pazzo». A molti deve in effetti essere sembrata una pazzia abbandonare una sicura carriera da ufficiale per studiare filosofia e poi una prestigiosa carriera da accademico per trasferirsi in Francia alla ricerca di «qualcos’altro».

Cosa? Non lo sapeva ancor...

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Dopo Pell, il diluvio

Articolo tratto dal numero di Tempi di aprile 2019 (attenzione, di norma l’accesso agli articoli del mensile è riservato agli abbonati: abbonati subito!).

George Weigel, autore di questo articolo, è biografo di san Giovanni Paolo II e Distinguished Senior Fellow presso l’Ethics and Public Policy Center di Washington, dove è titolare della cattedra William E. Simon in Studi cattolici

Nel dicembre scorso il cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Sydney e capo della segreteria vaticana per l’Economia, è stato dichiarato colpevole di abuso sessuale ...

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Il mondo cambia, la Croce resta

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata la sera del Venerdì Santo, 19 aprile 2019, da don Roberto Colombo nel Duomo di Monza al termine di una gremita Via Crucis per le strade della città.

Abbiamo ascoltato, nella chiusa del brano dal Vangelo di Giovanni, l’ultima delle sette parole di Gesù sulla Croce: «È compiuto! E – annota l’evangelista – chinato il capo, rese lo spirito» (Gv 19,30).

Sono le sette parole di Gesù in articulo mortis tanto meditate, a partire dal XIV secolo, dai francescani e dal popolo di Dio. Hanno ispirato anche gli artisti, tra Franz Joseph Haydn, che compose il grandioso oratorio Die sieben letzten Worte unseres Erlösers am Kreuze (“Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce”) per il Venerdì Santo del 1786, su commissione del vescovo di Cadice.

La traduzione «È compiuto» – o, come nella versione precedente, «Tutto è compiuto!» – non rende l’originale greco, e rischia di tradirne il significato, perché in italiano si deve usare una parafrasi per tentare di esprimere una sola parola, tetelestai, il perfetto del verbo teleo”, c...

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Scola: «Rinascerà Notre-Dame e rinascerà l’Europa»

«È un dolore grandissimo per chi come me conosce un poco la Francia. Ricordo il quaresimale pronunciato a Notre-Dame qualche anno fa». Il cardinale Angelo Scola era arcivescovo di Milano quando venne invitato, il 26 febbraio 2012, ad aprire le celebri Conférences de Carême (Conferenze di Quaresima) dal cardinale André Vingt-Trois. Una tradizione che si ripete a Parigi in preparazione alla Pasqua fin dal 1835. Il suo discorso sul tema “Etica cristiana e vita in società” era risuonato in quella cattedrale che lunedì ha visto divorata dal fuoco.

«Ma una cosa mi ha colpito nella tragedia», dichiara a tempi.it. «Da quanto ho potuto capire la solidità delle torri e perimetro consentiranno nei prossimi decenni la ricostruzione, ma mi ha colpito molto anche il popolo: non solo i cristiani che prega...

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Il rogo di Notre-Dame e la Settimana Santa

Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile Direttore,

sono rimasto molto colpito dal clamore e dalla commozione mondiale che si è sollevata in merito al rogo di Notre-Dame. Intendiamoci, pur non avendola mai potuta vedere dal vivo, anche a me quelle immagini hanno provocato un forte dolore. Ma non mi aspettavo una reazione così forte, così drammatica, così dolorosa. Sono interrogato dal legame con questo luogo, instauratosi nel tempo, così viscerale, e dal dolore che viene provato come a perdere un pezzo di sé, come fosse parte della propria identità, di persone, di un popolo. Mi interroga e lo rispetto, lo guardo con stupore.

Notre-Dame è storia, è una preghiera lanciata nel mare magnum del “non è vero però ci provo”, sono 13.000.000 milioni di visite l’anno, è profilo di casa. E perdere un pezzo di sé, con la prospettiva che niente sarà più come prima, nella propria vita, oggi fa tremendamente male. Perché siamo così addolorati? Che cosa ci colpisce? Che cosa cerchiamo? Che cosa regge l’urto del tempo, della storia, del fuoco?

In un mondo frenetico, dove tutto esalta la reazione a caldo, l’istinto, la sistemazione immediata...

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Che cosa si è salvato dall’incendio di Notre-Dame

L’incendio della cattedrale di Notre-Dame di Parigi è stato finalmente domato. Intorno alle 5 di questa mattina la notizia è stata confermata dalle autorità. Dal tardo pomeriggio di ieri, martedì 15 aprile, le fiamme divampate – così pare – dalle impalcature allestite per lavori di restauro hanno fatto in tempo a divorare quasi tutto il tetto e la celebre guglia, che è crollata.

Tuttavia i 400 vigili del fuoco che sono rimasti all’opera tutta la notte per spegnere il rogo (e stanno ancora lavorando per raffreddare l’edificio) sono riusciti a salvare le due torri della facciata, una delle quali è stata aggredita più volte dal fuoco nelle scorse ore, e la gran parte della struttura portante. Tra i pompieri si registra un ferito grave.

«UNA FORMIDABILE CATENA UMANA»

Naturalmente permangono ancora importanti dubbi sulla stabilità della struttura, che dovrebbero avere risposte dai sopralluoghi degli esper...

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Perché abbiamo bisogno della cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Ripubblichiamo il passo del Portico dei misteri della seconda virtù in cui Charles Péguy parla della cattedrale Notre-Dame di Parigi, sconvolta ieri sera da un violento incendio.

Ma viene un giorno, viene un’ora.Viene un momento in cui san Marcello e santa Germana.E san Germano stesso e la nostra grande amica quella grande santa Genoveffa.E quel grande san Pietro stesso non basta più.

E in cui bisogna fare risolutamente ciò che bisogna fare.Allora bisogna prendere il coraggio a due mani.E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto.Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.Perché è anche infinitamente buona.

A colei che intercede.La sola che possa parlare con l’autorità di una madre.

Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.Perché è anche infinitamente dolce.

A colei che è infinitamente nobile.Perché è anche infinitamente cortese.Infinitamente accogliente.Accogliente come il prete che sulla soglia della chiesa va incontro alneonato fin sulla soglia.Il giorno del suo battesimo.Per int...

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Chiesa e pedofilia: gli appunti di Benedetto XVI una lettura imprescindibile

È quasi inutile sottolineare che la riflessione di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa e sulla crisi della fede a essa legata è la lettura imprescindibile di oggi – e dei giorni a venire, perché quegli «appunti» sono da leggere, rileggere, studiare, meditare.

Il testo integrale in italiano è stato pubblicato in esclusiva nel sito del Corriere della Sera, e sarà proposto in tedesco dal mensile Klersublatt. Il Papa emerito spiega di avere steso queste note in vista della riunione dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo che si è tenuta in Vaticano dal 21 al 24 febbraio scorsi, con a tema proprio l’emergenza pedofilia.

La riflessione di Benedetto XVI va assolutamente trattenuta nella sua interezza – su questo ci permettiamo di insistere – anche per superare le riduzioni che prevedibilmente ne verranno presto fatte, ad uso e c...

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L’amalgama nera di Verona esiste solo nel pregiudizio di Melloni

Caro direttore, ogni volta che leggo un articolo del professore Alberto Melloni (cosa che faccio sempre meno, perché sta diventando noioso), mi chiedo su quale pianeta egli viva, visto che quasi sempre si riferisce a cose che non esistono, anche perché il suo scrivere per allusioni lo allontana sempre di più dalla realtà.

Un esempio clamoroso di quanto sto dicendo lo si può constatare leggendo l’articolo da lui scritto l’1 aprile (uno scherzo?) su Repubblica e intitolato

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