«Sì all’alleanza popolari e sovranisti. Il Ppe molli la sinistra»

Trentasettemila voti e rotti, diecimila più di quelli che nel 2014 lo spedirono a Strasburgo, un risultato secondo solo a quello del capolista di Forza Italia Silvio Berlusconi. Massimiliano Salini è stato appena riconfermato al Parlamento europeo, ha molto da dire e poco tempo per farlo, «vedo dal traffico che sto perdendo l’aereo», lui che non ha perso un briciolo della fiducia delle persone incontrate in cinque anni di lavoro quotidiano e quasi nessuna seduta plenaria, visto che vanta una percentuale di presenze in aula del 99,5 per cento e del 97 per cento in commissione (dove la media, va da sé, è del 30 per cento). Ricordiamoli, i numeri, perché una campagna elettorale si racconta anche così: ci sono sì le centinaia di realtà di impresa, realtà associative, territori, amministratori locali incontrati, tutti già conquistati al lavoro e ben prima di ricandidarsi, ma poi ci sono queste diecimila nuove preferenze e soprattutto i chilometri. «Tutta colpa della tv – racconta Salini a tempi.it – . Viveva...

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