Com’è che sono finito anch’io nella cartelletta mentale con su scritto “sovranista”

Articolo tratto dal numero di gennaio 2020 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Stavo giusto finendo di spegnere la sigaretta che mi fa: «Vabbè, comunque io ti ho capito a te».«Beato te che hai capito, spiegami che invece io di me ho le idee un po’ confuse».«Tu sei un so-vra-ni-sta».Silenzio.«Scusa?».«Sì, sì, sei un so-vra-ni-sta».

Mi sarebbe piaciuto continuare a parlarci, con il coglione trentenne, qui, fuori dal bar delle grandi speranze. Pensavo, quando l’ho iniziato, che il discorso sarebbe potuto continuare per ore. Invece lo stangone con il cappello di lana alla Manu Chao, ha deciso di chiuderlo.

Dopo il millesimo di secondo in cui mi è dispiaciuto che avesse deciso così, ...

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