Il rogo di Notre-Dame e la Settimana Santa

Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile Direttore,

sono rimasto molto colpito dal clamore e dalla commozione mondiale che si è sollevata in merito al rogo di Notre-Dame. Intendiamoci, pur non avendola mai potuta vedere dal vivo, anche a me quelle immagini hanno provocato un forte dolore. Ma non mi aspettavo una reazione così forte, così drammatica, così dolorosa. Sono interrogato dal legame con questo luogo, instauratosi nel tempo, così viscerale, e dal dolore che viene provato come a perdere un pezzo di sé, come fosse parte della propria identità, di persone, di un popolo. Mi interroga e lo rispetto, lo guardo con stupore.

Notre-Dame è storia, è una preghiera lanciata nel mare magnum del “non è vero però ci provo”, sono 13.000.000 milioni di visite l’anno, è profilo di casa. E perdere un pezzo di sé, con la prospettiva che niente sarà più come prima, nella propria vita, oggi fa tremendamente male. Perché siamo così addolorati? Che cosa ci colpisce? Che cosa cerchiamo? Che cosa regge l’urto del tempo, della storia, del fuoco?

In un mondo frenetico, dove tutto esalta la reazione a caldo, l’istinto, la sistemazione immediata...

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