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Cosa è permesso e cosa non lo è



I dati consentono alle piattaforme online di rendere gli annunci pubblicitari più personalizzati ed efficaci.

Ma i media online fanno ciò che vogliono con le informazioni che hanno? Luciano Floridi, professore presso l’Università di Oxford, Giovanni Ziccardi, professore di Informatica presso l’Università di Milano, David Orban della Singularity University, hanno descritto la complessità della regolamentazione di un settore in continua evoluzione e ci hanno presentato le normative attuali, come la GDPR.

 

Cos’è Brand Safe

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Cos’è Brand Safe



Come ogni spazio di libertà, Internet dà la parola a tutti. Per questo motivo, alcuni contenuti sensibili e anche informazioni non veritiere sono disponibili online.

Quando i marchi investono nella pubblicità online, è essenziale che non appaiano vicino a contenuti discutibili per evitare che questo possa danneggiare la loro reputazione.

Come possiamo garantire che le piattaforme online siano un ambiente sicuro per gli utenti?

Con Roberto Burioni, medico e cacciatore di notizie false, Enrico Mentana, giornalista e direttore di Open, Domitille Doat, cdo di Danone, Susana Voces, vice presidente di Deliveroo e Margherita Pagani, imprenditrice oltre che fondatrice e ceo di Impacton.org esploriamo i vari strumenti utilizzati dalle piattaforme per garantire un ambiente “sicuro per il marchio” preservando la libertà di espressione: verifica dei fatti, intelligenza artificiale o moderazione umana.

 

Misurare l’effetto di una campagna

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Misurare l’effetto di una campagna



La pubblicità online sta crescendo con forza grazie al targeting e al monitoraggio delle campagne. Ma quando investiamo online, quanto possiamo fidarci dei risultati delle campagne?

Il problema fondamentale, dicono i critici, è che Google Analytics misura le campagne di Google, Facebook Business fa lo stesso per Facebook, così come Snap Business per Snapchat. Ma chi controlla queste piattaforme?

A questo si aggiunge il problema degli account falsi, delle “fabbriche di clic” e del traffico non reale. La pubblicità online è così efficace? Ne abbiamo parlato con Domitille Doat, cdo di Danone, Yann Le Roux di Integral Ad Science, Sandra Bergamo e Mayte Gonzales di Kantar, Enrico Mentana, giornalista e direttore di Open.

 

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Come sono protetti i dati



Affidiamo le nostre informazioni personali a piattaforme online. Ma sono al sicuro?

Quali strumenti sono disponibili e quali azioni stanno intraprendendo le piattaforme per garantire la sicurezza dei dati aziendali e degli utenti? Rispondono alla domanda Kenneth Cukier, giornalista di The Economist, Carola Frediani, giornalista ed esperta di sicurezza informatica, e Gus Hunt, responsabile della cyberstrategia di Accenture.

 

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Monetizzare online



Le piattaforme digitali rivendono i dati personali degli utenti agli inserzionisti?

Domitille Doat, cdo di Danone, Susana Voces, vice presidente di Deliveroo, Giovanni Ziccardi, professore di diritto informatico presso l’Università degli Studi di Milano, Reyes Justribò, amministratore delegato di IAB Spagna e Eric Dupin, creatore ed editore di Citronium, ci spiegano che le informazioni dell’utente rendono l’esperienza pubblicitaria più pertinente, ma non vengono vendute.

Questo modello può essere paragonato a quello dei media tradizionali che hanno sempre rivolto la pubblicità al loro pubblico. In un’era basata sui dati, la trasparenza è fondamentale in quanto gli utenti devono essere informati e in grado di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni.

 

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Amazon sarà carbon neutral entro il 2040

Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos.

Per Amazon l’impegno climatico è una faccenda seria. Il colosso di Jeff Bezos ha unito infatti le sue forze con Global Optimism per presentare The Climate Pledge, un impegno concreto a raggiungere i risultati dell’Accordo di Parigi con 10 anni di anticipo. Impegno che colloca Amazon come la prima azienda firmataria di questo paper.

Nel dettaglio, The Climate Pledge impegna i firmatari a ridurre le emissioni nette di carbonio delle loro attività entro il 2040, un decennio...

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Stripe scalza Airbnb e WeWork e diventa l’Unicorno più grande degli Usa

I fratelli Collison hanno fondato Stripe nel 2010. (Courtesy Stripe)

Per una startup che soffre, ce n’è un’altra che vola. Se in queste ore la valutazione del colosso del co-working WeWork – la cui quotazione era prevista per prossima settimana, ma che in seguito ai dubbi degli investitori sulla sostenibilità del suo business è stata rimandata – si è dimezzata a 20 miliardi di dollari (dai precedenti 40), la fintech Stripe, fondata dai fratelli Patrick e John Collison, raggiunge un valore (pre-money) di

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Business di sangue blu. Quattro storie di imprenditori nobili italiani

Niccolò Branca (Courtesy Distillerie Branca)

Se è vero che, con la nascita della Repubblica italiana, i titoli nobiliari hanno perso valore giuridico, va precisato che v’è nobiltà e nobiltà. Di spada e di toga, di fatto e di diritto, d’antica data e di recente costituzione. Vi sono poi aristocratici che capitalizzano le ricchezze patrimoniali, mentre altri soffocano sotto il peso dei costi di gestione di manieri ormai gattopardeschi, incapaci di reagire al cambio dei tempi. Vi sono giovin (e ...

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Chi sono gli agenti sportivi più potenti del mondo

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Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes

Vendono sogni, non solo campioni, i più potenti agenti sportivi della terra. Sogni che si chiamano opportunità di business e che valgono quanto e forse più degli exploit sul campo. I loro assistiti sono vere e proprie celebrità che riescono a brillare tanto sul rettangolo di gioco quanto sui social media e nelle occasioni di marketing. Asset sempre più imprescindibili per quelle società sportive e club che, quanto a visibilità e ricavi, aspirano a competere su scala mondiale. Un miliardo e seicentomila dollari è il valore delle commissioni incassate per vendere simili fuoriclasse dai primi 50 agenti dell’annuale classifica di Forbes sui procuratori sportivi p...

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L’upgrade di Groupama con l’intelligenza artificiale di Ibm

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L’intelligenza artificiale al servizio dell’assicuratore per meglio tutelare l’assistito prevenendo ogni rischio e in caso di sinistro. È questo il senso della collaborazione tra G-Evolution, società di servizi telematici che opera sul mercato B2B e B2C, partecipata al 100% da Groupama Assicurazioni, e IBM per lo sviluppo di soluzioni digitali dedicate all’industria assicurativa.

Una collaborazione che – spiega un comunicato – mette a fattor comune il know-how di G-Evolution e le competenze di IBM per la trasformazione strategica delle imprese attraverso le tecnologie innovative come Internet of Things (IoT), Artificial Intelligence (AI) e Cloud ibrido.

Il punto di partenza della collaborazione...

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