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Scola: «Rinascerà Notre-Dame e rinascerà l’Europa»

«È un dolore grandissimo per chi come me conosce un poco la Francia. Ricordo il quaresimale pronunciato a Notre-Dame qualche anno fa». Il cardinale Angelo Scola era arcivescovo di Milano quando venne invitato, il 26 febbraio 2012, ad aprire le celebri Conférences de Carême (Conferenze di Quaresima) dal cardinale André Vingt-Trois. Una tradizione che si ripete a Parigi in preparazione alla Pasqua fin dal 1835. Il suo discorso sul tema “Etica cristiana e vita in società” era risuonato in quella cattedrale che lunedì ha visto divorata dal fuoco.

«Ma una cosa mi ha colpito nella tragedia», dichiara a tempi.it. «Da quanto ho potuto capire la solidità delle torri e perimetro consentiranno nei prossimi decenni la ricostruzione, ma mi ha colpito molto anche il popolo: non solo i cristiani che prega...

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Il rogo di Notre-Dame e la Settimana Santa

Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile Direttore,

sono rimasto molto colpito dal clamore e dalla commozione mondiale che si è sollevata in merito al rogo di Notre-Dame. Intendiamoci, pur non avendola mai potuta vedere dal vivo, anche a me quelle immagini hanno provocato un forte dolore. Ma non mi aspettavo una reazione così forte, così drammatica, così dolorosa. Sono interrogato dal legame con questo luogo, instauratosi nel tempo, così viscerale, e dal dolore che viene provato come a perdere un pezzo di sé, come fosse parte della propria identità, di persone, di un popolo. Mi interroga e lo rispetto, lo guardo con stupore.

Notre-Dame è storia, è una preghiera lanciata nel mare magnum del “non è vero però ci provo”, sono 13.000.000 milioni di visite l’anno, è profilo di casa. E perdere un pezzo di sé, con la prospettiva che niente sarà più come prima, nella propria vita, oggi fa tremendamente male. Perché siamo così addolorati? Che cosa ci colpisce? Che cosa cerchiamo? Che cosa regge l’urto del tempo, della storia, del fuoco?

In un mondo frenetico, dove tutto esalta la reazione a caldo, l’istinto, la sistemazione immediata...

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Che cosa si è salvato dall’incendio di Notre-Dame

L’incendio della cattedrale di Notre-Dame di Parigi è stato finalmente domato. Intorno alle 5 di questa mattina la notizia è stata confermata dalle autorità. Dal tardo pomeriggio di ieri, martedì 15 aprile, le fiamme divampate – così pare – dalle impalcature allestite per lavori di restauro hanno fatto in tempo a divorare quasi tutto il tetto e la celebre guglia, che è crollata.

Tuttavia i 400 vigili del fuoco che sono rimasti all’opera tutta la notte per spegnere il rogo (e stanno ancora lavorando per raffreddare l’edificio) sono riusciti a salvare le due torri della facciata, una delle quali è stata aggredita più volte dal fuoco nelle scorse ore, e la gran parte della struttura portante. Tra i pompieri si registra un ferito grave.

«UNA FORMIDABILE CATENA UMANA»

Naturalmente permangono ancora importanti dubbi sulla stabilità della struttura, che dovrebbero avere risposte dai sopralluoghi degli esper...

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Perché abbiamo bisogno della cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Ripubblichiamo il passo del Portico dei misteri della seconda virtù in cui Charles Péguy parla della cattedrale Notre-Dame di Parigi, sconvolta ieri sera da un violento incendio.

Ma viene un giorno, viene un’ora.Viene un momento in cui san Marcello e santa Germana.E san Germano stesso e la nostra grande amica quella grande santa Genoveffa.E quel grande san Pietro stesso non basta più.

E in cui bisogna fare risolutamente ciò che bisogna fare.Allora bisogna prendere il coraggio a due mani.E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto.Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.Perché è anche infinitamente buona.

A colei che intercede.La sola che possa parlare con l’autorità di una madre.

Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.Perché è anche infinitamente dolce.

A colei che è infinitamente nobile.Perché è anche infinitamente cortese.Infinitamente accogliente.Accogliente come il prete che sulla soglia della chiesa va incontro alneonato fin sulla soglia.Il giorno del suo battesimo.Per int...

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Repubblica chiede ai giudici più «sensibilità culturale extragiudiziaria» (come, prego?)

Leggere Liana Milella, penna regina di Repubblica per la cronaca giudiziaria, è sempre istruttivo. Offre regolarmente un’idea abbastanza chiara delle opinioni e degli orientamenti che vanno per la maggiore nei palazzi di giustizia del nostro paese su alcuni temi cruciali, dal rapporto dei magistrati con il potere politico alle varie sentenze “creative” in ambito civile e sociale. In più, la giornalista di tanto in tanto lascia anche trapelare i retropensieri, i calcoli di bottega e le convinzioni ideologiche spesso inconfessabili che animano tante campagne politico-giudiziarie di uno dei giornali più capaci di “fare egemonia culturale” in Italia. E a volte lo fa con una franchezza che se non fosse ingenuità potrebbe sembrare sfacciataggine.

Prendete per esempio l’edizione di Repubblica di ieri, con quella interessante paginata su “L...

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L’Italia e il voto europeo. Riscoprire il compito di un “popolo in comunità”

Articolo tratto dal numero di Tempi di aprile 2019

Di che cosa ha bisogno oggi l’Italia a livello politico? Di una forza liberale, riformista, popolare, che anteponga le necessità e gli interessi della società a quelli dello Stato, che valorizzi i corpi intermedi a partire dal più piccolo e importante che è la famiglia, che promuova uno sviluppo coerente col rispetto del creato, che non subisca supina i dettami del mainstream che ci vuole tutti uguali, neutri e inoffensivi. Quando, più o meno un anno fa, il paese era stato chiamato al voto per rinnovare il parlamento italiano, avevamo riassunto in uno scioglilingua il criterio con cui ci saremmo avvicinati al 4 marzo: noi scegliamo non chi fa ciò che vogliamo noi, ma chi ci lascia la libertà di fare e pensare quel che vogliamo.

Il panorama circostante lo vedete anche voi, non è il giardino dell’Eden. Un paese che sta attaccato coi cerotti, il debito pubblico che frena ogni possibile tentativo di riforma, una generale aria mefitica di sfiducia e rancore (lo abbiamo visto in atto anche in oc...

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Chiesa e pedofilia: gli appunti di Benedetto XVI una lettura imprescindibile

È quasi inutile sottolineare che la riflessione di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa e sulla crisi della fede a essa legata è la lettura imprescindibile di oggi – e dei giorni a venire, perché quegli «appunti» sono da leggere, rileggere, studiare, meditare.

Il testo integrale in italiano è stato pubblicato in esclusiva nel sito del Corriere della Sera, e sarà proposto in tedesco dal mensile Klersublatt. Il Papa emerito spiega di avere steso queste note in vista della riunione dei presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo che si è tenuta in Vaticano dal 21 al 24 febbraio scorsi, con a tema proprio l’emergenza pedofilia.

La riflessione di Benedetto XVI va assolutamente trattenuta nella sua interezza – su questo ci permettiamo di insistere – anche per superare le riduzioni che prevedibilmente ne verranno presto fatte, ad uso e c...

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Per una rinascita popolare dell’Europa

Bruxelles. La politica, quella europea e delle scelte di campo nell’imminente decisivo voto che può segnare il futuro stesso dell’Unione, ha progressivamente conquistato la scena al seminario di studi, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori ed Eza, ieri e oggi a Bruxelles, su “Le nuove politiche di inclusione sociale: il dialogo sociale, la partecipazione dei lavoratori e la lotta alla disoccupazione giovanile”.Culminata con quello del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, sono state numerosi i passaggi al convegno di esponenti della delegazione italiana nel gruppo europopolare: Lorenzo Cesa e Giovanni La Via (ieri), Massimiliano Salini (oggi).

L’unica possibile scelta

Chiara, d’altronde, è l’opzione per il Ppe da parte del Mcl. Un’indicazione che guarda all’orizzonte e alle sfide continentali, invitando a scegliere, senza farsi frenare da politicismi provinciali, il riferimento italiano della famiglia politica che sta all’origine della costruzione della casa comune europea. Altrettanto netto, nelle parole del presidente Carlo Costalli, il biasimo sulle modalità e risultanze del muoversi sulla scen...

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Mozione per riconoscere il genocidio armeno. Proteste turche

Un gruppo di deputati presenta alla Camera una mozione per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno e la Turchia non la prende bene. È infatti in discussione a Monte Citorio una mozione che impegna il nostro governo «a riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale» che ha provocato le ira di Ankara, tanto che, ieri, il ministero degli Esteri turco ha convocato il nostro ambasciatore per chiedere delucidazioni.

A più di cento anni di distanza, la Turchia non ne vuole prop...

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L’amalgama nera di Verona esiste solo nel pregiudizio di Melloni

Caro direttore, ogni volta che leggo un articolo del professore Alberto Melloni (cosa che faccio sempre meno, perché sta diventando noioso), mi chiedo su quale pianeta egli viva, visto che quasi sempre si riferisce a cose che non esistono, anche perché il suo scrivere per allusioni lo allontana sempre di più dalla realtà.

Un esempio clamoroso di quanto sto dicendo lo si può constatare leggendo l’articolo da lui scritto l’1 aprile (uno scherzo?) su Repubblica e intitolato

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