Tempi.it

In difesa della famiglia, sempre

Il primo esempio di struttura sociale è la famiglia. E
la famiglia costituisce la pietra fondante della società: è all’interno del
contesto delle famiglie, infatti, che l’individuo cresce e matura la propria
libertà. La famiglia, quindi, svolge funzioni importanti per la società e ha
una valenza pubblica. Per questo dovrebbe essere sempre al centro dell’azione
politica. Invece, stiamo vivendo un momento storico in cui la famiglia è sotto
attacco. Lo Stato non riconosce il contributo essenziale che dà alla società e
quindi non la sostiene a dovere, sia dal punto di vista delle scelte
legislative sia da quello del welfare.

Storicamente, la famiglia è sempre stato il luogo
primario di trasmissione dei valori fondamentali della società, della
tradizione e della fede. Il luogo primario di formazione morale, di educazione,
di umanizzazione e di incontro. Nessuna società ha mai potuto fare a meno della
famiglia, abolirla, ridimensionarne lo spazio, senza pagarne le conseguenze.
Questo è particolarme...

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Cosa (non) fa il governo per la famiglia

«Decreto Famiglia? Qui è sempre il solito caos, ormai ci siamo abituati», dice oggi in un’intervista alla Stampa il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia. Giorni agitati per l’esecutivo gialloverde, impegnato in una campagna elettorale in cui, negli ultimi giorni, è riapparso il tema del sostegno alle famiglie.

I soldi non ci sono

La questione è ritornata sulle pagine dei giornali anche perché il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, e il vicepremier Luigi Di Maio hanno lanciato la balzana idea di utilizzare il miliardo “risparmiato” dal reddito di cittadinanza per darlo alle famiglie. È toccato ieri al ministro dell’Economia, Giovanni Tr...

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Ma dove vai se l’Europa non ce l’hai

Articolo tratto dal numero di Tempi di maggio (clicca qui per abbonarti)

Quando il 17 aprile il Parlamento europeo ha approvato le nuove misure per rafforzare la Guardia costiera e di frontiera europea, il deputato Massimiliano Salini era in aula a votare. Sottraendo un giorno alla campagna elettorale, Salini era l’unico italiano presente, mentre i suoi colleghi – di destra e di sinistra, di sopra e di sotto – erano impegnati a pontificare in tv o su Twitter di immigrazione. Quantità non è sinonimo di qualità, e va bene. Ma vorrà pure dire qualcosa se Salini ha una percentuale di presenze in aula del 99,5 per cento e, fatto ancor più rilevante, in commissione (dove la media è del 30 per cento) del 97 per cento. Perché siamo tutti d’accordo che bisogna cambiare ...

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L’Europa che vogliamo. Appello ai candidati in 10 punti

In vista delle elezioni europee il Centro studi Livatino ha aderito, dopo aver partecipato alla sua redazione, all’appello che segue.

Vieni in Europa e aiutaci;annunciaci la verità su Dio e sull’uomo! (Giovanni Paolo II, Spira, 4 maggio 1987)

Amici candidati,

vogliamo ritrovare la speranza dell’ideale che fece nascere l’Europa! Coscienti che il “cambiamento d’epoca”, che ci investe (Papa Francesco, 10 novembre 2015), rende difficile persino accorgersi di quel miracolo europeo che da decenni permette uno spazio di libertà e di pace come mai si era visto nella storia dell’uomo, in cui crescita e benessere sono state esperienze reali. Infatti, non pochi sono disorientati e si domandan...

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Le berzellette politiche di Grillo

Grillo va in soccorso a Luigi Di Maio, esce dal ritiro in stile Dibba e confessa al Sette del Corriere della Sera, che naturalmente lo copertina alla grande, la solita superiorità morale sua e dei suoi. L’intervista è spaziale. Anche perché lui si ritiene la prima (spinta) e la seconda (energia) dell’avventura nello spazio e allunaggio delle navicelle americane Apollo 1, 2 e via via. Un dio insomma. Prende in giro il suo alleato. «Salvini? Un personaggio dalle “idee” allo stesso livello dei dialoghi di uno spaghetti western». Ma politicamente dice niente se non una serie di battute da cabaret evidentemente studiate all’uopo. Dice però una cosa importante: la sua convinzione, forse su impostazione alla Travaglio o alla “mi mada Davigo”, è che in Italia non ci sono altro che omissis, eccetto che una minoranza estremamente esigua di puri e onesti come lui. E lo dice papale papale rispondendo alla domanda «Ma pensa davvero che la democrazia si eserciti con la piattaforma Rousse...

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L’Europa può. L’Europa deve

Egregio direttore, qualche mese fa ho avuto l’onore di essere intervistato dalla sua rivista e desidero ribadire il mio impegno per promuovere in Europa la libertà di istruzione che le scuole paritarie italiane garantiscono al nostro sistema scolastico.

Non è solo una questione di risparmi per lo Stato, ma di principio di sussidiarietà tanto necessario in un tempo di disintermediazione a tutti i livelli.

La famiglia deve avere la possibilità di dare la miglior istruzione ai propri figli senza doversi fare un mutuo per questo.

Famiglia tanto dileggiata quanto sbandierata che ha bisogno di interventi strutturali e duraturi, orientati alla complessità di questa “cellula della società” e che, se sostenuta, garantisce maggior equità, costruisce ponti tra le generazioni, conserva la storia e la tradizione di un popolo, garantisce il futuro dei giovani e si prende cura dei soggetti più deboli e vulnerabili.

Per questo ho sottoscritto i manifesti di FAFCE (FEDER...

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Marito, padre, nonno, vedovo e ora prete. La buonissima novella di don Nicola

Dapprima all’altare c’era andato per onorare la storia millenaria di questo pianeta, uomo, donna, matrimonio, figli. Dopodiché ci aveva visto salire i suoi figli, Francesca e Davide, e dopo ancora i figli dei suoi figli, perché si sa che ogni matrimonio quasi sempre si porta dietro un battesimo (in questo caso sei). Quello che non si immaginava, almeno in quei 43 anni vissuti indissolubilmente da marito, padre e poi nonno, era che un giorno su un altare ci sarebbe salito da prete – prete a dir messa, spezzare il pane e dare la comunione ad amici e familiari. E che la sua storia avrebbe fatto il giro d’Italia.  

UN ESEMPIO PER I PRETI SPOSATI? «SCIOCCHEZZA»

«Intanto io non sono di Catanzaro ma di Guardavalle, che è in provincia di Catanzaro ma non è Catanzaro, lo scriva. E inoltre non ho fatto 43 anni di percorso vocazionale, ho fatto un cammino di fede. Che dopo la morte di mia moglie ha ridestato in me la chiamata ricevuta quando ero piccolo». Da giorni il telefono di don Nicola Pecetta è preso d’assalto dai giornalisti. E si capi...

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Una nuova Tangentopoli o l’antico vizio di don Abbondio?

Quel leone di Luigi Amicone, intervenendo l’altro giorno in consiglio comunale a Milano, ha dovuto ribadire l’ovvio e cioè «che si è innocenti fino a prova contraria», così come dice la Costituzione all’articolo 27, e che le prove di colpevolezza vanno verificate in tribunale, non sui giornali. Ci vuole un coraggio leonino, di questi tempi, a dire cose così e purtroppo è un coraggio che uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare.

O noi o Tangentopoli

E infatti non ce l’ha quasi nessuno, piegati come si è tutti alla narrazione travagliesca del “carta canta” (e pazienza se è sempre e solo la carta dell’accusa e delle intercettazioni sapientemente ricicciate sui giornali). I due consiglieri di Milano (Fi), il sindaco Sala (Pd), ...

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La nostra apocalisse si chiama giustizia

Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di Tempi di maggio 2019 (attenzione, di norma l’accesso agli articoli del mensile è riservato agli abbonati: abbonati subito!). Si tratta di un commento scritto da Luigi Amicone alcuni giorni fa, quando ancora il diluvio di indagini giudiziarie sul conto di diversi esponenti politici era appena all’inizio. Ci pare tuttavia che il giudizio sia perfettamente centrato, a maggior ragione dopo che il vicepremier e leader del M5S Luigi Di Maio non ha esitato a sfruttare la situazione in chiave elettorale («il 26 maggio la scelta sarà tra noi e questa nuova tangentopoli», ha detto)...

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A che serve una campagna elettorale a Salvini quando ha già Saviano e Repubblica?

Pur essendo un accanito odiatore interessato solamente a diffondere il veleno del risentimento con tutti i mezzi possibili, compresa la calunnia, anzi, soprattutto la calunnia, il Correttore di bozze sa ancora riconoscere un atto di generosità disinteressata. Perciò oggi, invece di sprecare un’altra giornata della sua già dilapidata vita a trollare le bacheche social delle persone perbene, quell’infame sente il dovere di mettere nero su bianco un sentito ringraziamento – udite udite – alla famiglia De Benedetti.

Intendiamoci, il Correttore continua a pensare tutto il peggio di una famiglia che ha fatto così tanto per inoculare e coltivare il virus della democrazia nell’italiano medio. E però, a conti fatti, non si può non esserle riconoscenti per la decisione di seccare Mario Calabresi e rimpiazzarlo con Carlo Verdelli. Con il nuovo direttore, infatti, Repubblica ha ritrovato una faziosità che non si...

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