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Il caso del cardinale Pell e il doppio attacco alla Chiesa cattolica

Articolo tratto dal numero di Tempi di marzo 2019.

Il cardinale George Pell, 77 anni, l’uomo più in vista della Chiesa australiana, prefetto (in congedo) della Segreteria vaticana per l’economia, è stato riconosciuto colpevole di abuso sessuale su due tredicenni. La violenza si sarebbe verificata a metà degli anni Novanta a Melbourne, al tempo in cui Pell era arcivescovo, e, in particolare, uno dei due ragazzi ha dichiarato che il porporato l’avrebbe costretto a un rapporto orale in sacrestia dopo la funzione, quando sorprese i due giovani a bere il vino destinato alla Messa. Il giudizio è stato emesso all’unanimità da una seconda giuria, convocata dopo che la prima non era riuscita a stabilire un verdetto (che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato favorevole al cardinale). Pell si è sempre proclamato e continua a proclamarsi innocente.

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Pell è ancora in isolamento e non può recitare né la Messa né il breviario

Il cardinale George Pell si trova ancora in una cella di isolamento in una prigione dello Stato di Victoria, in Australia. L’ex tesoriere vaticano è stato condannato a sei anni di detenzione per abusi sessuali su due ragazzini in un processo pieno di falle e definito da molti come una «caccia alle streghe». Il cardinale ha fatto ricorso e la richiesta di appello dovrebbe essere esaminata a partire da giugno.

NON PUÒ NEANCHE LEGGERE IL BREVIARIO

John Macauley, che è stato ministrante del cardinale, ha descritto le condizioni in carcere di Pell durante un’intervista all’emittente americana Ewtn. Al conduttore della trasmissione “The World Over”, Raymond Arroyo, ha spiegato che l’ex arc...

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Rami e il dibattito «manipolato» sullo Ius soli

Il caso di Rami Shehata e Adam El Hamami, i due tredicenni eroi del bus dirottato e incendiato a San Donato Milanese, hanno riacceso in Italia il dibattito sullo Ius soli. In particolare esponenti del Pd come Graziano Delrio, Marco Minniti e Walter Veltroni (appoggiati dalla grancassa di Repubblica e da monsignor Paglia) hanno rilanciato la questione. «Quella legge serve», ha detto l’arcivescovo. «È una battaglia di civiltà», ha aggiunto il neosegretari...

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Comunità e corpi intermedi si riprendono Milano. Con un voto popolare

Diciamolo subito, di Piattaforma Milano ce ne è una sola, nel senso letterale: non uno fra i dileggiati partiti ha saputo dare struttura a un metodo di lavoro simile con un peso specifico e specifiche responsabilità in quella terra di nessuno che separa oggi potere e singolo cittadino. Quando il 19 gennaio scorso, durante l’incontro “Milano come sarà” al Teatro Parenti di Milano (padroni di casa Stefano Parisi e Mariastella Gelmini) è stata annunciata per il 31 marzo l’elezione popolare del coordinamento cittadino della Piattaforma, c’erano tutti: liberali, popolari, riformisti, ma anche volontari, associazioni del terzo settore, comunità civiche, associazioni di quartiere, organizzazioni imprenditoriali e sindacati. E questo è un fatto: più di sette anni di governo di centrosinistra ha potuto fare fatto un gruppo di persone per convincere i vituperati corpi intermedi e le comunità a tornare protagonisti dell’agone pubblico.

UNA FORZA POLITICA NUOVA E LIBERA

Si erano trovati per fare un bilancio di metà mandato del sindaco Beppe Sala, si sono trovati a ricomporre l’area moderata della città con un metodo nuovo: Energie PER l’Italia, Forza Italia, Milano Popolare, e ...

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A chi conviene che questo governo vada avanti?

A chi conviene la permanenza di questo esecutivo? Alla Lega, sicuramente, anche se fino a un certo punto. Ma agli altri? E al paese?Un recente report di Unimpresa ha mostrato come nell’ultimo anno sia raddoppiata la velocità di crescita del debito pubblico.

«Da gennaio 2018 a gennaio 2019 – segnala Unimpresa in una nota -, la voragine nei conti dello Stato si è allargata di 71 miliardi di euro al ritmo di quasi 6 miliardi al mese e con un incremento del 3,10 per cento. Nei dodici mesi precedenti, invece, il debito è salito a un ritmo sostanzialmente pari alla metà ovvero di 35 miliardi annui, poco meno di 3 miliardi al mese e con un incremento, tra gennaio 2018 e gennaio 2017, del...

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Il municipio piddino esclude dal bando chi è contro l’aborto, le Dat e le Unioni civili

Prove di Stato etico: non sappiamo se chi si dedica all’attività municipale ami definirsi un liberale, certo è che mentre fervono gli elzeviri di politici ed editorialisti contro l’oscurantista Congresso delle famiglie a Verona, a Milano si sfiletta una bella delibera che ha un po’ dell’operazione nostalgia del Ventennio.

UN IMMOBILE DA RIMETTERE IN SESTO

Il 13 marzo la giunta del Muncipio 3 si riunisce e dà il via a sette delibere, tra cui la numero 23 che riguarda la redazione, pubblicazione e gestione di un bando ad evidenza pubblica per individuare con urgenza un soggetto che si occupi di rimettere in sesto un immobile presente in zona. Fin qui nulla di strano, l’immobile è di proprietà del Comune di Milano, è assegnato al Municipio 3, è inutilizzato e necessita di interventi di radicale ristrutturazione che ne metta a norma gli impianti cambiandone la destinazione d’uso e l’utilizzo. L’inghippo, o capolavoro di censura, inizia...

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La terza strada tra tecnocrazia e populismo

Articolo tratto dal numero di Tempi di marzo 2019.

Il tema della crisi dell’attuale ceto dirigente è sotto gli occhi di tutti, fino a mettere in discussione la validità dei consolidati meccanismi di rappresentanza e di selezione della stessa classe dirigente e politica. Il problema è assai complesso e non paiono sufficienti le scorciatoie cosiddette “populiste”, né la semplice difesa formale dei princìpi democratici.

Nell’ultimo numero di Tempi l’amico Giancarlo Cesana ha ripreso un interessante articolo di Robert C. Koons (professore di filosofia all’Università del Texas, Austin) specificamente dedicato alla dialettica fra élite e upper class, secondo la distinzione introdotta a suo tempo dal grande poeta Thomas Stearns Eliot.

In sintesi, la cosiddetta “classe dirigente” è quella che si muove nel solco della tradizio...

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La gang degli onesti

Pensavamo fosse trasparenza e invece era un ricatto; pensavamo fosse onestà e invece era dhimmitudine. Se c’è un partito oggi asservito al pensiero unico e alla mentalità dominante, quello è il M5s. I grillini sono l’esatto contrario di quel che professano di essere: non un partito anti-sistema, ma un partito figlio della parte scema del sistema. Utili idioti con qualche problema con la consecutio temporum.

IL CASO SARTI: LA TRASPARENZA È UN RICATTO

Il caso Sarti, ad esempio. La deputata pentastellata che pare facesse la furba con i rimborsi è finita al centro di una storiaccia boccaccesca di ricatti, filmati, revenge porn e altre cose simpatiche. Ma non è su questo su cui importa indagare quanto sulla degenerazione pratica cui ha portato la malsana idea di trasparenza grillina. Essa è sempre stata uno dei pilastri della retorica pentastellata per picconare l’opacità della casta: il luccicante streaming opposto alle tenebre della stanza dei bottoni, la rendicontazione online opposta alle furberie delle note spese, la mistica del voto via piattaforma opposta agli inciuci di palazzo. La fortuna dei 5 stelle è stata costruita anche così, contrapponendo al “v...

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Due anni fa diventava beata Emilia la canestraia, martire nella guerra civile spagnola

Emilia Fernandez Rodriguez è la prima e finora unica donna di etnia rom elevata all’onore degli altari nella storia della Chiesa, e il 25 marzo ricorre il secondo anniversario della proclamazione e della celebrazione della sua beatificazione. Non una beata qualsiasi: Emilia la canestraia, gitana nativa di Tijola, un villaggio della diocesi di Almeria nel sud della Spagna, è parte della vasta schiera dei martiri della fede trucidati in molti modi dai combattenti repubblicani durante la Guerra civile spagnola del 1936-39. Come pure Ceferino Giménez Malla detto “El Pelè”, l’unico altro beato di etnia rom proclamato dalla Chiesa, catechista e terziario francescano, anche lui un gitano spagnolo fucilato il 9 agosto 1936 per aver solidarizzato con un prete che stava per essere arrestato dai miliziani.

MORTA AD ALMERIA E GETTATA IN UNA FOSSA COMUNE

Di Emilia non esiste una tomba o una reliquia, perché dopo la morte nella prigione di Gachas-Colorás ad Almeria il 25 gennaio 1939 fu sepolta in una fossa comune (lo stesso destino di Ceferino). Ma un suo grande ritratto a tempera è collocato in una cappella laterale della mezquita-cattedrale (dedicata all’Immacolata Concezione) di Cord...

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Dare un’alternativa alla cultura di Davos

Articolo tratto dal numero di Tempi di marzo 2019.

Quando nel 1999 Jörg Haider condusse con il 27 per cento dei consensi il suo partito liberal-nazionalista al governo di Vienna in coalizione con i popolari, già allora il mondo occidentale si arrovellò molto sul da farsi. Si paventava addirittura il ritorno del nazismo. Madeleine Albright, allora segretario di Stato Usa, commentò preoccupata rammentando che la democrazia non può essere solo questione di libere elezioni. Erano gli anni dell’euforia per il nuovo mondo globalizzato. Quella euforia per cui, finito il comunismo, il mondo avrebbe dovuto arrendersi a un unico modello di sviluppo, dove merci, servizi, persone, migranti, diritti individuali, informazioni e big data – tutti rigorosamente sullo stesso piano, senza distinzioni di valore – sarebbero stati liberi di circolare senza più impedimenti, né frontiere.

Nel 2007 Alan Greenspan, governatore della Fed americana, lo avrebbe esplicitato in modo chiaro, rispondendo così ad una domanda di un giornalista: «Siamo fortunati che, grazie alla globa...

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