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Il dilemma della capriola del ministro Di Maio

Povero Luigi Di Maio, è proprio un periodo difficile. Non c’è solo il sodale Dibba, Er Che Guevara de’ noantri, a scompigliargli le stelline con l’accusa di aver smarrito il sacro fuoco rivoluzionario. Non c’è solo la batosta alle ultime elezioni Europee, dove è riuscito a dilapidare metà dei consensi che aveva ottenuto alle politiche. Non ci sono solo gli spifferi sussurrati dai suoi parlamentari che lo dipingono come un cagnolino ubbidiente al “vero” premier Salvini. Prima o poi doveva capitare: se non hai una linea politica, ma la tua unica linea è continuare a cambiarla, è chiaro che, a un certo punto, non sai più neppure in quale verso fare la capriola.

«Quando si approda alla politica non provenendo da alcuna convinzione, da alcuna identità, da alcuna storia ed esperienza, non c’è nessuna idea, nessun passato, nessuna coerenza da difendere. E dunque si è pronti a tutto, si è capaci di tutto».[Marcello Veneziani,

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