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Mobilità elettrica: ecco le aziende che offrono opportunità di investimento

(Photo by Spencer Platt/Getty Images)

di Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Unconstrained di Martin Currie (affiliata Legg Mason)

È raro che un mercato ben consolidato subisca una trasformazione radicale nel giro di pochi anni. Ma sembra proprio questo il destino dell’industria automobilistica: i veicoli elettrici diventeranno la norma mentre gradualmente il motore a combustione interna verrà abbandonato. Secondo le nostre previsioni da qui al 2030 il mercato dei veicoli elettrici dovrebbe espandersi ad un tasso di crescita annuo cumulato superiore al 30%, spinto principalmente dalle regolamentazioni più restrittive e dalla crescita della domanda da parte dei consumatori”.

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Le nuove frontiere della mobilità

Roberto Mansolillo, managing director di Modis in Italia

Nessun settore industriale è soggetto a trasformazioni altrettanto radicali come quelle che stanno rivoluzionando il mercato della mobilità, lungo due binari destinati a convergere: lo sviluppo dei motori elettrici e i nuovi sistemi di guida autonoma. Secondo una ricerca condotta su 250 manager del comparto automobilistico operanti in Europa, Usa e nella regione Asia Pacifico da Modis, società di The Adecco Group, leader nella consulenza in ambito Engineering e Ict, il ritmo del cambiamento è in accelerazione. Quasi due terzi dei rispondenti ritengono che nei prossimi tre anni l’e-mobility avrà un impatto rilevante sulle strategie delle organizzazioni per cui lavorano, mentre solo tre anni fa questa percentuale si attestava attorno al 24%. Un terzo dei dirigenti coinvolti nella ricerca afferma che la propria azienda ha già ado...

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L’esempio dei missionari cristiani e la virtuosa «mobilità circolare»

Articolo tratto dal numero di Tempi di febbraio 2019.

 Uomo in mare si salva sempre, punto. Su questo non può esserci discussione a meno che non si voglia abdicare da un senso minimo di umanità. A chi sta affogando, chiunque sia e per qualunque motivo si trovi in pericolo, va offerto un aiuto, un salvagente. Detto questo, occorrerà aggiungere qualche parola per inquadrare meglio il fenomeno migratorio che tante polemiche suscita in Italia e fornire qualche numero e qualche chiave interpretativa, se non esaustiva, almeno all’insegna della ragionevolezza. 

Pensare che sia sufficiente chiudere i porti per contrastare l’immigrazione è come credere che basti mettere un cerotto per guarire un tumore. Al tempo stesso, non prendere nessun provvedimento è suicida. Non esiste patria senza confini e la cura delle propria identità così come la richiesta, per chi arriva nel nostro paese, di rispettare le nostre leggi e tradizioni è il primo segno di un’integrazione che si voglia veramente tale. Buttarla in caciara, dare del “fascista” a Matteo Salvini, non co...

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