monsignor

Quali sono le reali intenzioni di monsignor Paglia?

Caro direttore, che sofferenza! Che dolore incredulo! Che indignazione! Sono questi i sentimenti che mi hanno pervaso alla notizia che è stata bruciata in poche ore una delle opere più geniali e opportune di san Giovanni Paolo II.

Come le cronache ci hanno riferito, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che dovrebbe difendere vita e famiglia, dopo avere ottenuto la riforma dell’istituto voluto da Giovanni Paolo II per allargare la conoscenza della famiglia al fine di meglio difenderla, in poche ore ha epurato (copyright Matteo Matzuzzi) le menti migliori che avevano dato lustro e saggezza a quell’accademia per tanti anni.

Si tratta dei grandi teologi

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La colpa di monsignor Cavina

Come hanno giustamente notato gli amici del Centro Studi Livatino, le dimissioni di monsignor Francesco Cavina da vescovo di Carpi sono un fatto gravissimo. È una questione che riguarda la «libertà della Chiesa». Mentre in Italia si dibatte di giustizia, di Csm, di politici a cena con pm, di magistrati che mercanteggiano per avere dei posti, come se fossero dei politici qualunque (ironia), accade che un incensurato, vescovo per di più, su cui non c’è nulla, niente di niente, finisca sputtanato sui giornali, si pubblichino sue intercettazioni, lo si metta alla gogna sebbene sia in via d’archiviazione, gli si riservi insomma quel trattamento che da venticinque anni abbiamo visto riservare a tutti quelli che non garbano alla sinistra, fino a portarlo a una decisione clamorosa e inaudita: le dimissioni. E questo non è uno scandalo? E questa non è macchina del fango? E questa non è una vicenda che dovrebbe portare a un radicale ripensamento della giustizia e...

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