Vaticano

Trecento milioni di cristiani vivono in paesi dove c’è persecuzione religiosa

Grazie all’Unione Giuristi Cattolici Italiani (Ugci), la più recente edizione del Rapporto sulla libertà religiosa prodotto da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è stata presentata anche a Milano, nel contesto del convegno di studio “La protezione della libertà religiosa – Lesioni attuali e prospettive di tutela giuridica” che si è tenuto presso l’aula magna del Palazzo di Giustizia il 5 febbraio scorso.

Il Rapporto per il 2018 è un librone di 850 pagine – meglio procurarsi la chiavetta – che è stato presentato per la prima volta il 22 novembre scorso a Roma e che riassume le legislazioni sulla libertà religiosa e le violazioni di fatto di tale libertà in 196 paesi del mondo, dall’Afghanistan allo Zimbabwe. L’attenzione principale è rivolta ai cristiani, 300 milioni dei quali vivono in paesi dove la loro fede è attivamente perseguitata, il che vuol dire che al mondo 1 cristiano su 7 vive in paesi dove c’è persecuzione religiosa anticristiana. Ma il Rapporto illustra anche le lesioni alla libertà religiosa di gruppi religiosi diversi dal cristianesimo, perpetrate da governi e da minoranze fanatiche.

LA LIBERAZIONE DI ASIA BIBI

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«Accordo Cina-Vaticano? A volte condivido le perplessità, ma è storico e positivo»

«Pur condividendo qualche perplessità, espresse da più parti per le difficoltà che ancora rimangono e per quelle che potranno palesarsi nel cammino, sento che nella Chiesa cattolica in Cina c’è una grande attesa di riconciliazione, di unità, di rinnovamento, per una più decisa ripresa dell’evangelizzazione». Lo ha dichiarato in un’intervista all’Osservatore Romano sull’accordo provvisorio tra Cina e Vaticano il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

COSA PREVEDE L’INTESA

L’intesa è stata firmata il 22 settembre 2018 e anche se il testo è segreto una parte riguarda sicuramente la nomina dei vescovi. Da quanto è trapelato, prevede che Pechino proponga un terna di nomi al Papa, che sceglierà quello più idoneo alla sede episcopale. Nel caso non apprezzi i candidati, potrà esercitare il potere di veto. La Santa Sede spera così di porre fine all’anomalia della Chiesa cinese, dove sono presenti vescovi nominati dal Vaticano ma non riconosciuti dal partito comunista. Anche per questo la Conferenza episcopale cinese, alla quale partecipano solo i vescovi approvati da Pechi...

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